Aumento Iva pellet dal 10 al 22%

Aumento Iva sul pellet

Stangata del governo per famiglie e imprese

Dal 1° gennaio 2015 è entrato in vigore  l’incremento dell’Iva sul pellet che passa dal 10% al 22%.

Inutile l’appello in una nota congiunta del coordinamento Free (Fonti rinnovabili ed efficienza energetica) e Aiel (Associazione energia dal legno) per scongiurare quello che, a loro opinione, è un «tentativo di penalizzare il pellet in modo ingiustificato», da cui ne consegue «il danno alle famiglie, alle imprese del settore e a questa preziosa componente della termica rinnovabile» che «avrebbe effetti gravissimi».

Paolo Perini, portavoce nazionale del gruppo produttori e distributori pellet certificato EnPlus in Friuli Venezia Giulia spiega:

  Il pellet non significa solo combustibile, ma produzione di caldaie e stufe di alta qualità e design apprezzato nel mondo. Il tutto di traduce in migliaia di posti di lavoro che ora, in una situazione economica già difficile, con l’aumento dell’Iva di ben 12 punti percentuali inevitabilmente avrà ripercussioni anche sulla produzione.

iva_pelletSecondo i dati AIEL, il settore del pellet è particolarmente significativo per l’industria italiana. Sono oltre 42.000 le unità lavorative impiegate annualmente, di cui oltre 20.000 direttamente nella produzione e distribuzione del combustibile. La sola produzione di pellet ha una ricaduta occupazionale pari a 8,3 unità lavorative per milione di euro fatturato, contro 0,5 per i derivati dalla raffinazione del petrolio. Inoltre, l’incidenza del valore aggiunto della produzione di pellet è 7 volte superiore rispetto a quello derivante della raffinazione del petrolio.

I produttori italiani di apparecchi domestici alimentati a pellet sono i leader su scala internazionale, esportando oltre il 35% in Europa e Nord America, contribuendo al prestigio del ‘made in Italy‘ nel mondo. “Le pesanti e negative ripercussioni che subirebbe questo settore manifatturiero, leader per tecnologia e ricerca e sviluppo, che vede oltre 22.000 unità lavorative impiegate, sarebbe un grave danno che il Governo Italiano non può permettersi di legittimare”, dichiarano fermamente le due associazioni.

L’utilizzo del pellet come combustibile contribuisce a diminuire la quota di importazioni di energia dall’estero; è importante nel raggiungimento degli obiettivi europei previsti al 2020 in termini di energia termica rinnovabile e va a sostituire i combustibili fossili, oggetto di unanime critica e contrasto poiché principali responsabili del cambiamento climatico in corso.

Fonti: Qualenergia.it, Ecoblog

8 gennaio 2015 / Senza categoria

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